
Dopo il teatro, la Trilogia dell’invisibilità diventa un libro. I tre testi teatrali con cui Beppe Rosso ha raccontato la marginalità urbana sono stati trasformati in racconti nel libro La città fragile, di Bollati Boringhieri. Il libro, firmato dal regista e dall’autore teatrale Filippo Taricco, va oltre le sceneggiature: "Prima di scrivere i testi di ogni spettacolo ci siamo immersi per circa sei mesi nella ricerca sul campo, creando dossier con cui abbiamo arricchito i testi e siamo arrivati ai racconti", spiega l’attore e regista torinese.
I protagonisti degli spettacoli prima, e dei racconti ora, sono tre icone del vivere metropolitano. In Seppellitemi in piedi i rom, una prostituta albanese in Anime schiave e i clochard in Senza.
"L’obiettivo – continua – era scavare nei personaggi per indagare come noi ci specchiamo in loro. Noi che siamo i “normaloidi” per i senzatetto, “gagè” (impuri) per gli zingari e “polli” da spennare per le prostitute". Tre icone del vivere nelle metropoli con cui la città è costretta a confrontarsi, ma per farlo sceglie la superficialità: non approfondisce quello che loro sono davvero, si limita a vedere la parte che recitano per sopravvivere.
"In questo modo non si mostrano per quello che sono realmente - dice Rosso –. Recitano: il centro città è il loro palcoscenico, la periferia è il camerino. Solo lì si mescolano all’altra gente che sopravvive. È da loro che nasce il nuovo, mentre noi difendiamo solo l’esistente".
Secondo il regista, è in queste periferie che nasce la novità: sono gli emarginati ad elaborare nuovi modelli di comunità, perché sono continuamente in movimento, mentre le vite “normali” sono statiche, immobili e sempre uguali a se stesse.